Perché camelie, azalee e olivi superano l'inverno a quarantasei gradi di latitudine.
Bellagio sta a poco meno di 46 gradi di latitudine nord, la stessa fascia di Lione e di Ginevra. A questa latitudine, in aprile, nel giardino di Villa Carlotta fioriscono le azalee e i rododendri, e a Villa Monastero gli agrumi stanno all'aperto lungo l'acqua. Le cause sono fisiche, e spiegano anche perché i giardini si trovano in punti precisi del lago.
La massa d'acqua
Il primo fattore è la massa d'acqua. Il Lario contiene circa 22,5 chilometri cubi d'acqua e supera i quattrocento metri di profondità. L'acqua ha una capacità termica molto alta: per scaldarla di un grado serve molta più energia che per lo stesso volume di roccia o d'aria. Il lago quindi si scalda lentamente in primavera e si raffredda lentamente in autunno, e in dicembre conserva ancora parte del calore dell'estate.
Per questo il Lario non gela, salvo in qualche insenatura molto bassa dell'estremo nord, e nelle notti fredde cede calore all'aria che lo sovrasta. Lungo le rive le temperature minime invernali sono più alte che nella pianura a venti chilometri di distanza.
Il rilievo e la fascia termica
Il secondo fattore è il rilievo. Alle spalle delle rive le montagne fermano o deviano l'aria fredda che arriva da nord. Di notte, inoltre, l'aria fredda, più densa, scivola lungo i pendii ripidi fino all'acqua, dove si riscalda. Ne risulta una fascia termica: una striscia di versante, sopra il livello dell'acqua e sotto le quote in cui il freddo si accumula, dove gela più di rado che più in basso o più in alto.
Il Lario contiene circa 22,5 chilometri cubi d'acqua, che d'inverno cedono calore alle rive.
Le ville e i loro giardini occupano soprattutto questa fascia, fra la riva e le prime pendici.
Il terzo fattore è l'esposizione. La riva della Tremezzina, dove stanno Villa Carlotta e Griante, guarda a sud-est e d'inverno riceve il sole basso, riflesso anche dalla superficie del lago. La sponda opposta, in ombra al mattino, ha inverni meno miti.
Il quarto fattore è il suolo. Azalee, rododendri e camelie sono piante acidofile: su un terreno calcareo ingialliscono e muoiono. La collezione di Villa Carlotta esiste anche perché quel pendio ha un suolo acido. Nei giardini con un suolo diverso crescono altre piante: cipressi, agrumi in vaso, palme, agavi.
I limiti del clima
Il clima del lago non è subtropicale. Ogni tanto nevica anche sulla riva, gela, e gli inverni più rigidi uccidono anche piante adulte, comprese specie che crescevano lì da decenni.
Molti agrumi, in particolare, sono in vaso e d'inverno vengono spostati o protetti. Gli olivi invece crescono in piena terra e superano l'inverno: sulle pendici sopra Varenna e Perledo, sulla penisola di Olgiasca attorno all'Abbazia di Piona e in Tremezzina.
Due secoli di giardini
Il clima mite c'era anche nel Medioevo, quando su queste rive c'erano orti, vigne e conventi. Nel Settecento cambiò chi poteva permettersi di sfruttarlo.
Con la villeggiatura dell'aristocrazia milanese la riva si riempì di residenze di rappresentanza. Villa del Balbianello fu costruita nel 1787 sui resti di un convento francescano, sulla punta di Lavedo, e si raggiunge a piedi o in barca. Villa Olmo, a Como, era stata cominciata nel 1782. In età napoleonica arrivò il neoclassicismo: Villa Melzi fu costruita fra il 1808 e il 1810 per Francesco Melzi d'Eril, vicepresidente della Repubblica Italiana, con un parco all'inglese che corre in piano lungo l'acqua per centinaia di metri.
Nell'Ottocento cambiarono due cose. La prima fu la botanica: dalle spedizioni europee in Asia orientale e sull'Himalaya arrivarono nei giardini occidentali nuove specie di camelie, azalee e rododendri, e collezionare piante divenne un'abitudine della società colta. La seconda fu il denaro straniero. Villa Carlotta passò nel 1843 alla principessa Marianna d'Orange-Nassau, che la donò alla figlia Carlotta per le nozze con Giorgio II di Sassonia-Meiningen, celebrate nel 1850: da qui il nome della villa. Villa Monastero, a Varenna, era un monastero cistercense soppresso nel 1567 e trasformato in casa privata due anni dopo; fra il 1897 e il 1909 l'industriale tedesco Walter Kees rinnovò la villa e ne ampliò il giardino lungo la riva. Nel 1954 vi tenne una delle sue ultime lezioni Enrico Fermi, e la villa ospita scuole di fisica.

Attorno ai giardini nacque un mestiere: giardinieri, vivai, serre, la tecnica della propagazione delle camelie, potatori capaci di tenere un platano appiattito come un tetto sopra una loggia, come quello del Balbianello. Il giardino di villa divenne un settore dell'economia locale, con una manodopera specializzata.
Quando andarci
Le camelie fioriscono da fine febbraio a marzo; azalee e rododendri fra metà aprile e metà maggio, quando a Villa Carlotta la fioritura è al massimo. I glicini fioriscono in aprile, le rose fra maggio e giugno. In estate i giardini offrono il verde e l'ombra; in autunno cambia colore il parco di Villa Melzi.
D'inverno la maggior parte dei giardini chiude: Villa Carlotta, il Balbianello e Villa Melzi hanno una stagione di apertura, con date che cambiano di anno in anno e che si trovano nelle loro schede. Il parco di Villa Olmo, a Como, è pubblico e resta aperto.
Alle ville conviene arrivare in battello: furono costruite con la facciata verso l'acqua, perché allora si arrivava dal lago.

Gli eventi storici collegati al racconto sono raccolti nella Cronologia del lago.



