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Alto Lago

Dongo

Un lungolago largo, le ferriere di un tempo e il Museo della Fine della Guerra.

Ideale per
Storia del Novecento
Tempo necessario
Mezza giornata, museo compreso
Stagione migliore
Tutto l'anno; il museo non dipende dalla stagione
Da vedere
Il Museo della Fine della Guerra in Palazzo Manzi
Come arrivare
Autobus C110 da Como o Menaggio; battello
Dongo vista dall'altra sponda, distesa sul conoide fra il lago e la montagna.Torsade de Pointes · CC0
  • Maurizio Moro5153 · CC BY-SA 4.0
  • LauraPiatti · CC BY-SA 4.0

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Dongo vista dall'altra sponda, distesa sul conoide fra il lago e la montagna.

Torsade de Pointes · CC0

Il posto

Dongo ha una piazza aperta sull'acqua e alle spalle una storia di ferro e officine.

Il suo nome però è legato a un fatto preciso: il 27 aprile 1945 i partigiani della 52ª Brigata Garibaldi fermarono una colonna tedesca in fuga appena oltre Musso e la perquisirono sulla piazza del paese, dove fra i suoi occupanti riconobbero Benito Mussolini. Il Museo della Fine della Guerra, in Palazzo Manzi, ricostruisce quei giorni.

Dongo ha una piazza aperta sull'acqua e alle spalle una storia di ferro e officine.

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Il suo nome però è legato a un fatto preciso: il 27 aprile 1945 i partigiani della 52ª Brigata Garibaldi fermarono una colonna tedesca in fuga appena oltre Musso e la perquisirono sulla piazza del paese, dove fra i suoi occupanti riconobbero Benito Mussolini. Il Museo della Fine della Guerra, in Palazzo Manzi, ricostruisce quei giorni.

Il 27 aprile 1945

Il 27 aprile 1945 una colonna tedesca in ritirata verso nord fu fermata da un posto di blocco della 52ª Brigata Garibaldi, appena oltre l'abitato di Musso. Dopo una lunga trattativa i tedeschi ottennero di proseguire, a condizione che i camion fossero ispezionati sulla piazza di Dongo. Qui, nel pomeriggio, il partigiano Giuseppe Negri riconobbe Benito Mussolini, nascosto su un camion con il cappotto e l'elmetto di un soldato tedesco. Mussolini fu portato in municipio, in Palazzo Manzi, e la sera nella caserma della Guardia di Finanza di Germasino. Il giorno dopo fu ucciso a Giulino di Mezzegra, e sul lungolago di Dongo furono fucilati quindici esponenti della Repubblica Sociale.

Il Museo della Fine della Guerra, al piano terra di Palazzo Manzi, racconta in sette sale i giorni fra il 25 e il 28 aprile 1945 e la Resistenza sul lago, con oggetti, documenti, testimonianze e filmati d'epoca.

Palazzo Manzi

Palazzo Manzi è l'edificio neoclassico affacciato sulla piazza del lungolago. Lo fecero costruire i fratelli Polti Petazzi fra il 1803 e il 1824, probabilmente su progetto di Carlo Polti. Al primo piano, il piano nobile, c'è la Sala d'Oro: un salone alto due piani, con stucchi, dorature e il Parnaso dipinto sulla volta da Giuseppe Lavelli. Allo stesso piano ci sono la biblioteca storica, che conserva gli arredi originali, e la cappella dell'Immacolata, con l'altare di marmi colorati di Carlo Vitali di Varenna.

Il palazzo passò per eredità a Giuseppina Manzi, che nel 1937 lo donò al Comune: da allora è il municipio. Nell'aprile 1945 la Sala d'Oro fu la camera ardente degli ultimi partigiani caduti a Dongo, e pochi giorni dopo vi furono rinchiusi i gerarchi arrestati. Il museo al piano terra aprì nel 1995 come Museo della Resistenza Comasca e nel 2014, rinnovato, prese il nome attuale.

La storia

Dongo sorge allo sbocco del torrente Albano, sulla sponda occidentale dell'alto lago. In età romana vi passava la strada che risaliva il lago verso Chiavenna, più tardi chiamata via Regina. Dal paese la valle dell'Albano sale al passo di San Jorio, un antico valico verso la Svizzera. Nel Medioevo il borgo, fortificato, crebbe attorno al nucleo di Martinico, e Santo Stefano era la chiesa principale della pieve.

Con Gravedona e Sorico, Dongo formava le Tre Pievi, che nel 1335 passarono con Como sotto i Visconti di Milano. Dal 1512 le Tre Pievi furono governate dai Grigioni, che vi rinunciarono nel 1526. Nel 1580 il re di Spagna Filippo II vendette il contado delle Tre Pievi al cardinale Tolomeo Gallio. Lo stemma del comune porta tre croci, in ricordo delle Tre Pievi.

Il ferro e la Falck

Nelle valli sopra Dongo si estraeva il ferro almeno dal Quattrocento. Nella seconda metà del Settecento la famiglia Rubini rilevò le miniere e verso il 1790 costruì un altoforno a carbone di legna. Nel 1833 i Rubini presero come consulente l'alsaziano Georges Henri Falck, e nel 1863 suo figlio Enrico sposò Irene Rubini. Dopo il 1880 Giulio Rubini e il fratello Aristide lasciarono le miniere, smantellarono l'altoforno e si dedicarono alla laminazione.

Nel 1906 la ferriera entrò nelle Acciaierie e Ferriere Lombarde, la società fondata quell'anno a Milano. Ne fu amministratore delegato Giorgio Enrico Falck, figlio di Enrico e Irene, nato a Dongo nel 1866. Lo stabilimento di Dongo produceva getti di ghisa, profilati e pezzi forgiati. Una frazione si chiama Villaggio Falck. Giulio Rubini, nato a Dongo nel 1844, fu ministro del Tesoro e dei Lavori pubblici, e in paese ha un monumento.

Le chiese

Santo Stefano, la chiesa della pieve, sta sulla riva del lago in fondo a un viale di cipressi. Fu ricostruita fra il 1716 e il 1735 con il pavimento più alto, perché il lago allagava spesso la chiesa precedente. Le absidi della chiesa antica restano nella sacrestia e in una cappella. Le cappelle e il presbiterio furono affrescati nel Settecento da pittori come Giulio Quaglio e Carlo Scotti, e nelle nicchie della navata stanno le statue in stucco di Stefano Salterio.

A Martinico, il nucleo più antico del paese, la chiesa romanica di Santa Maria è dell'XI-XII secolo e conserva affreschi del Trecento e del Quattrocento. Il santuario della Madonna delle Lacrime nacque dalla devozione a un'immagine della Vergine, legata alla tradizione della lacrimazione del 6 settembre 1553. Dentro c'è l'Ultima Cena scolpita in legno da fra Diego Giurati. Sopra il paese, vicino all'Albano, sta la chiesa ottagonale di San Gottardo, del Seicento.

Da vedere

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Esperienze

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Prima di andare

Come si visita il Museo della Fine della Guerra?

È in Palazzo Manzi, sulla piazza. Prima di venire da lontano conviene verificare gli orari con il museo. La visita dura un'ora abbondante ed è pensata anche per chi non conosce quei giorni dell'aprile 1945.

Come si arriva a Dongo senza auto?

Con l'autobus C110, che da Como impiega circa un'ora e mezza e da Menaggio poco più di venti minuti, o con il battello del servizio ordinario da Menaggio, Bellagio e Varenna. In treno si arriva fino a Colico e poi C110 per mezz'ora.

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