Alessandro Volta nacque a Como nel 1745 e vi morì nel 1827. Nel 1800 annunciò la pila.
La città ospitò l'Esposizione voltiana del 1899, colpita da un incendio e poi riaperta, e il congresso internazionale dei fisici del 1927. Alle celebrazioni del centenario della morte si lega anche il Tempio Voltiano, inaugurato nel 1928 sul lungolago.
Con una lettera datata 20 marzo 1800, Alessandro Volta annunciò a sir Joseph Banks, presidente della Royal Society di Londra, un nuovo apparecchio: lo chiamava organo elettrico artificiale e lo paragonava all'organo della torpedine, il pesce che dà la scossa. La lettera uscì nelle Philosophical Transactions con il titolo On the Electricity excited by the mere Contact of conducting Substances of different Kinds. Il paragone non era casuale. Verso il 1797 Luigi Galvani e i suoi seguaci portavano la scarica della torpedine come prova definitiva di un'elettricità propria degli animali; Volta capovolse la questione. Costruì il suo apparecchio a imitazione dell'organo del pesce e lo spiegò con la propria teoria, quella dell'elettricità generata dal semplice contatto fra metalli diversi. Era una colonna di dischi di rame o d'argento sovrapposti ad altrettanti dischi di stagno o di zinco, con un cartone imbevuto d'acqua salata fra una coppia e l'altra. Dalla forma la chiamarono pila, e in italiano il nome è rimasto a tutte le batterie.
Un comasco
Era nato a Como il 18 febbraio 1745, nella casa che oggi è al numero 62 di via Volta: la famiglia l'aveva acquistata nel 1536, e lì Volta morì il 5 marzo 1827. Fu battezzato nella vicina chiesa di San Donnino, dove una lapide lo ricorda e dove si celebrò anche il suo funerale. Passò i primi tre anni a balia a Brunate, poi studiò dai gesuiti e nel seminario Benzi, dove diventò amico del canonico Giulio Cesare Gattoni. Gattoni gli aprì il suo laboratorio di scienze in una delle torri delle mura, da allora detta Torre Gattoni, e la famiglia, che lo voleva prete o giurista, rinunciò a quei piani. Nel 1774 fu nominato reggente delle scuole regie di Como; il Real Ginnasio, dove insegnò fisica fino al 1778, è il liceo che dal 1865 porta il suo nome. Nel 1775 mise a punto l'elettroforo perpetuo. Nel 1776, ospite ad Angera sul Lago Maggiore, smosse con un bastone il fondo di una palude e raccolse in una bottiglia le bolle di quella che chiamò aria infiammabile di palude: il metano. Nel 1778 passò alla cattedra di fisica sperimentale dell'Università di Pavia.
La rana e la pila
La pila nacque da una disputa. Nel 1791 Luigi Galvani, professore di anatomia a Bologna, pubblicò la sua teoria di un fluido elettrico animale, ricavata dalle zampe di rana che si contraevano al tocco di archi di metallo. Dal 1792 Volta gli rispose che l'elettricità nasceva nell'arco metallico con cui si toccava il muscolo, non nel muscolo stesso, e lo riassunse in una frase. La controversia durò anni e non si ricompose mai. Nell'aprile del 1799, con il ritorno degli austro-russi in Lombardia, l'università di Pavia fu soppressa e Volta tornò a Como; alla fine di quell'anno, con parole sue, arrivò al «gran passo», la costruzione del nuovo apparato. Il 7 novembre 1801 lo presentò a Parigi, all'Institut de France, davanti a Napoleone Bonaparte, che propose di onorarlo con una medaglia d'oro; seguirono la Legion d'onore, il seggio di senatore del Regno d'Italia nel 1809 e il titolo di conte nel 1810. Nel 1819 si ritirò a Como, fra la città murata e la casa di campagna di Camnago, il paese che dal 1863 si chiama Camnago Volta. Nel 1881 l'unità di misura del potenziale elettrico prese il suo nome: il volt.
È la diversità dei metalli, che fa.
Alessandro Volta, Memoria seconda sull'elettricità animale (1792)
1899, l'esposizione e l'incendio
Per il centenario della pila Como allestì un'esposizione sul modello di quelle universali. La progettò l'ingegnere comasco Eugenio Linati: un recinto di circa quindicimila metri quadrati in riva al lago, dall'attuale piazza Cavour lungo i giardini a lago fino a Campo Garibaldi, con un padiglione unico che si visitava sempre al coperto, dai cimeli di Volta alle novità della tecnica fino ai tessuti dell'industria della seta. La facciata verso la città era in stile Impero, in omaggio all'epoca di Volta, ma ai lati della loggia salivano due alte torri a forma di pila elettrica, e in una di esse un ascensore portava a un belvedere sulla città. Venne in visita il re Umberto I, e Giacomo Puccini scrisse per l'occasione una marcetta intitolata Scossa elettrica. Il manifesto, una litografia a colori di Adolf Hohenstein, è conservato nella Raccolta Bertarelli del Castello Sforzesco di Milano.
L'8 luglio 1899 una scintilla partita dal contatto fra due fili elettrici diede fuoco ai padiglioni, che erano di legno, e in meno di un'ora li distrusse; si salvò soltanto il padiglione dell'arte, perché era isolato dagli altri. Nel rogo andarono perduti molti cimeli e strumenti originali di Volta, arrivati in prestito per l'esposizione, e se ne salvò soltanto una parte. Si aprì subito una sottoscrizione, a cui partecipò anche il re, e in un mese Linati ricostruì tutto, con i due corpi laterali diritti invece che curvi, per fare prima. L'esposizione riaprì il 20 agosto e chiuse il 5 novembre, dopo centosettanta giorni e più di centonovantatremila visitatori paganti.

1927, i fisici e il Tempio
Per il centenario della morte, nel 1927, Como volle una celebrazione ancora più grande di quella del 1899. Le esposizioni si tennero a Villa Olmo: industrie idroelettriche, telefonia e telegrafia, seta. Sul colle di San Maurizio, sopra Brunate, i lavoratori delle poste, dei telegrafi e dei telefoni fecero costruire il Faro Voltiano, inaugurato l'8 settembre. Dall'11 al 20 settembre si tenne il Congresso internazionale dei fisici, con sessantuno partecipanti, fra Como, Pavia e Roma; fra loro c'erano i giovani della meccanica quantistica: Wolfgang Pauli aveva ventisette anni, Franco Rasetti ventisei, Werner Heisenberg, Enrico Fermi e Paul Dirac venticinque. Mancava Albert Einstein, per la sua ferma opposizione al regime di Mussolini. Al congresso Niels Bohr enunciò per la prima volta il principio di complementarità, e Fermi presentò la sua teoria quantistica del gas perfetto. Le sessioni comasche si tennero nell'aula di scienze dell'Istituto Carducci, dove il pittore Achille Zambelli dipinse poi sulle pareti i medaglioni con i nomi dei congressisti: è la cosiddetta sala dei Nobel.
Di quel centenario resta soprattutto il Tempio Voltiano. Lo volle, lo pagò e lo donò alla città l'imprenditore Francesco Somaini, e lo disegnò l'architetto Federico Frigerio, in stile neoclassico e con un richiamo esplicito al Pantheon; fu inaugurato il 16 luglio 1928. È un edificio a pianta quadrata su un alto basamento, preceduto da un vestibolo con due rampe di scale simmetriche, con un tamburo e una cupola emisferica aperta da un oculo; all'interno una galleria circolare gira intorno alla sala centrale e vi si affaccia come una balconata. Lo zoccolo, alto più di due metri, doveva proteggerlo dalle piene del lago; il rivestimento è in pietra carsica di Aurisina. Le statue della Scienza e della Fede ai lati dell'ingresso sono dei gemelli Carlo e Luigi Rigola, e i rilievi con la vita di Volta, all'interno, del comasco Pietro Clerici. Il Tempio conserva strumenti originali di Volta e ricostruzioni: al piano terra gli apparecchi, dalla pila agli studi sull'elettricità e sui gas; nella galleria il Volta cittadino, con la famiglia, i legami con la città, gli incarichi e gli onori.

Che cosa resta
Il Tempio è stato anche su una banconota: dal 1984 le diecimila lire portavano il ritratto di Volta e, sul retro, il Tempio, e una di quelle banconote è esposta nelle sue vetrine. Una delle pile a colonna del Tempio fu riprodotta nel 1956 per il Museo nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano, e un'altra copia della pila è conservata a Pavia, nel museo dell'università dove Volta insegnò. In piazza Volta c'è la statua di Pompeo Marchesi, del 1838. A Camnago Volta c'è la sua tomba, il tempietto rotondo che la vedova e i figli gli fecero costruire nel 1831 su disegno di Melchiorre Nosetti, con la dedica sul frontone: «Ad Alessandro Volta la Vedova e i Figli». Sul lungolago, dal 2015, sorge Life Electric di Daniel Libeskind, un omaggio a Volta.
Gli eventi storici collegati al racconto sono raccolti nella Cronologia del lago.





