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Perché il lago ha la forma di una Y

Redazione LagodiComo.it4 minuti di lettura

Una valle scavata dal ghiaccio, un massiccio nel mezzo e un ramo senza emissario: la geografia del Lario e che cosa comporta per chi viaggia.

Dalla cima del Monte Crocione: la punta di Bellagio dove si incontrano i tre rami del lago, con le Grigne innevate sullo sfondo.BeppeViews · CC BY-SA 4.0

La forma a Y del lago spiega perché le sue sponde sono unite dai traghetti e non da ponti.

Punta Spartivento, a dieci minuti a piedi in piano dal centro di Bellagio, è il punto in cui il lago si divide. Davanti si apre il bacino del centro lago, verso Menaggio e Varenna; alle spalle cominciano i due rami, quello di Como e quello di Lecco. Il lago ha la forma di una Y, con i due rami rivolti a sud, e questa forma decide anche il modo in cui ci si sposta da una sponda all'altra.

Una valle scavata dal ghiaccio

Il lago occupa una valle stretta e profonda. Durante le glaciazioni quaternarie la lingua del ghiacciaio dell'Adda scese più volte dalla Valtellina verso la pianura padana, e ogni volta approfondì un solco già esistente, scavato prima dall'acqua lungo le linee di frattura della roccia. Il ghiaccio, a differenza di un fiume, può scavare anche sotto il livello del mare: un fiume non può scendere più in basso del mare, che è il suo livello di base.

Il pelo dell'acqua è a poco meno di duecento metri sul livello del mare e la profondità massima supera i quattrocento metri: il fondo del Lario sta quindi circa duecento metri sotto il livello del mare. È il lago più profondo d'Italia. La superficie è di circa 145 chilometri quadrati, meno di quella del Garda e del Maggiore, ma il perimetro supera i 170 chilometri ed è il più lungo d'Italia. Il lago è lungo quarantasei chilometri e largo al massimo poco più di quattro.

Il fondo del Lario sta circa duecento metri sotto il livello del mare.

La profondità massima è di 410 metri, nel tratto fra Argegno e Nesso.

Perché due rami

Arrivando da nord, il ghiacciaio incontrò un massiccio montuoso, quello che oggi si chiama Triangolo Lariano, con il Monte San Primo a 1.682 metri. Il ghiaccio si divise in due lingue, che seguirono due valli già esistenti: una verso sud-ovest, verso Como, l'altra verso sud-est, verso Lecco. Bellagio sta sulla punta di quel massiccio. Dal Castello di Vezio, sopra Varenna, si vedono insieme Bellagio di fronte, il ramo di Como a sinistra e quello di Lecco a destra.

Il ramo senza emissario

L'Adda entra nel lago a nord, fra Colico e Gera Lario, dove con i sedimenti della Valtellina ha formato la piana paludosa del Pian di Spagna, ed esce da un punto solo: Lecco. Il ramo di Como non ha emissario.

Alla fine dell'ultima glaciazione il ramo occidentale fu chiuso a sud dai depositi morenici e alluvionali che formano la soglia su cui sorge Como, mentre a Lecco l'acqua conservò una via d'uscita più bassa, incisa nella roccia, che l'Adda percorreva già prima.

Per questo, durante le piene, il lago invade il lungolago di Como e piazza Cavour finisce sott'acqua. Il livello del lago è regolato a valle di Lecco, alla diga di Olginate, ma il ramo di Como non ha un'uscita propria. Nei giorni di esondazione sul lungolago si cammina su passerelle di legno.

Il Lago di Como fotografato dallo spazio, fra montagne innevate: un lungo braccio d'acqua che a metà si divide in due rami; a sinistra il lago di Lugano, in basso a sinistra una coltre di foschia.
Il lago fotografato dalla Stazione spaziale internazionale il 17 marzo 2010. Alla punta di Bellagio si separano il ramo di Como, a sinistra, che non ha emissario, e quello di Lecco, da cui esce l'Adda.Earth Science and Remote Sensing Unit, Lyndon B. Johnson Space Center · Public domain

Che cosa cambia per chi viaggia

Fra le due sponde del centro lago non ci sono né ponti né gallerie. Fra Varenna e Bellagio il traghetto impiega un quarto d'ora; su strada bisogna passare da Lecco, scendendo lungo la sponda orientale fino alla città e risalendo sull'altra riva del ramo.

Il traghetto Ghisallo, bianco con lo scafo scuro, attraversa il lago con alcune moto e due auto sul ponte, davanti a colline boscose e montagne.
Il traghetto Ghisallo, con auto e moto a bordo, davanti a Varenna. Fra Varenna e Bellagio la traversata dura un quarto d'ora.Xavier Caré · CC BY-SA 4.0

La stessa geometria spiega la ferrovia. La linea che a Colico si divide verso la Valtellina e la Valchiavenna corre lungo la sponda orientale, dove il solco continua verso nord senza interruzioni: Lecco, Abbadia Lariana, Mandello del Lario, Lierna, Varenna, Bellano, Dervio, Colico. La sponda occidentale non ha ferrovia: la percorre la statale Regina, stretta, con gallerie a senso unico alternato. Senza auto, sulla sponda ovest ci si sposta in autobus e in battello.

Che cosa cambia per l'acqua

Con oltre quattrocento metri di profondità, il lago trattiene molto calore. Non gela, salvo in qualche insenatura molto bassa dell'alto lago, e mitiga il clima delle rive, più tiepide d'inverno e più fresche d'estate. Per questo a questa latitudine crescono all'aperto camelie e olivi.

La profondità ha anche un'altra conseguenza: le sponde scendono ripide e manca la fascia bassa e sabbiosa che forma le spiagge. Dove una spiaggia c'è, come la Riva Bianca di Lierna, il litorale di Domaso o la piana di Gera Lario, di solito l'ha formata il delta di un torrente, oppure lì il fondo dell'alto lago comincia a risalire verso la piana dell'Adda.

Dove andare a vederla

La forma del lago si vede bene da quattro punti. Punta Spartivento, ad accesso libero. Il Castello di Vezio, a venticinque minuti di salita da Varenna. La funicolare Como–Brunate, che in sette minuti sale di circa cinquecento metri sopra il primo bacino. Il Monte San Primo, a due ore di cammino, da cui si vedono insieme i due rami e il massiccio che li separa.

I luoghi del racconto

  • Deensel · CC BY 2.0
  • Daniel Case · CC BY-SA 3.0
  • Maurizio Moro5153 · CC BY-SA 4.0
  • Maurizio Moro5153 · CC BY-SA 4.0

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Bellagio dopo il tramonto, vista dal lago: le luci accese sul lungolago, il campanile fra le case e il promontorio coperto di boschi.

Deensel · CC BY 2.0