Dei maestri comacini restano un nome famoso e pochi documenti: due capitoli di una legge longobarda e un tariffario.
Il resto è tradizione, cresciuta soprattutto nell'Ottocento, e va confrontato con le chiese romaniche del lago, con le loro date e con i loro restauri.
Il primo documento è l'editto del re longobardo Rotari, del 643. Due capitoli, il 144 e il 145, parlano del magister commacinus e stabiliscono soprattutto chi debba risarcire il danno se crolla una casa che un maestro ha costruito per un committente. Più tardi, forse sotto Liutprando, forse sotto Grimoaldo, fu scritto il Memoratorium de mercedibus commacinorum, un tariffario che fissava il compenso dei lavori. Da queste leggi nasce l'idea che i re longobardi avessero organizzato in corporazioni i costruttori dell'alta Lombardia, la regione fra il Lario e il Verbano che corrisponde più o meno all'antica diocesi di Como. La tradizione attribuisce loro le chiese romaniche del lago di Como e della Val d'Intelvi, i chiostri di Piona e di Voltorre, San Carpoforo e Sant'Abbondio a Como.
Che cosa vuol dire «comacini»
La risposta più diffusa è anche la più semplice: i maestri comacini erano costruttori e scalpellini abili nel taglio della pietra e nell'uso del laterizio, riuniti in associazioni e originari della zona di Como, da cui con ogni probabilità viene il nome. C'è però chi vi ha visto soltanto un nome generico per i muratori. All'inizio del Novecento lo studioso Ugo Monneret de Villard obiettò che l'aggettivo di Como è comasco, o comense, e propose di leggere cum machinis, «con le macchine», pensando ai ponteggi e agli argani di questi costruttori. Altri pensano a una radice germanica, mak-, «costruire», la stessa del francese maçon, accostata a Como solo più tardi per la somiglianza del suono. Gli storici romantici dell'Ottocento legavano invece il nome all'Isola Comacina, dove immaginavano la loro sede, un rifugio sicuro durante l'invasione longobarda. La questione è ancora aperta. La massoneria, da parte sua, ha rivendicato di discendere dalle loro corporazioni.
L'isola dove l'Ottocento immaginava la loro patria ebbe davvero un ruolo importante nell'alto medioevo del lago. Vi sorgevano un'aula battesimale del V secolo con mosaici e affreschi, la basilica di Sant'Eufemia, fondata nel 1031 dal vescovo Litigerio, e altre tre chiese del XII secolo, finché nel 1169 i comaschi, alleati del Barbarossa, la rasero al suolo. A scavarla, nel 1914, fu proprio Ugo Monneret de Villard, lo studioso che dubitava che comacino volesse dire «di Como»; dopo di lui, fra il 1958 e il 1978, scavò Luigi Mario Belloni. I reperti sono esposti nell'Antiquarium di Ossuccio. Anche alcune date restano incerte. La cripta di San Carpoforo, a Como, è simile a quelle di Lenno e di Sant'Eufemia sull'isola, e per questo è datata entro l'XI secolo; i documenti del 1040 sul suo monastero, invece, sono stati giudicati non autentici.
Sant'Abbondio, la basilica sulla Regina
Sant'Abbondio, fuori dalle mura di Como lungo l'antica via Regina, è la chiesa che per prima si associa al loro nome. Della sua costruzione si conoscono le date, non il costruttore. Nel 1010 il vescovo Alberico affidò la chiesa antica ai benedettini, che la demolirono e ne costruirono una nuova, consacrata nel 1095 da papa Urbano II, di passaggio da Como. La diversa qualità del lavoro fra l'abside e le navate lascia però incerte le fasi del cantiere. Le cinque navate e i due campanili gemelli accanto all'abside sono una soluzione comune nella regione del Reno ma eccezionale in Italia, ispirata a modelli francesi e tedeschi. I capitelli del portale hanno aquilotti agli angoli, colombe e una testa di felino; il lungo coro ha una fascia a dente di sega, sopra una decorazione a matassa e finestre riccamente decorate. Proprio questa decorazione, insieme al coro di San Fedele con i suoi grifoni e i suoi mostri, è fra le opere attribuite ai maestri comacini.
Quello che si vede, però, è passato per molte mani. Nel 1586 il cardinale Tolomeo Gallio fece rifare la basilica in forme classiciste e allargare le finestre del coro; nel 1784 crollò il campanile di destra; fra il 1863 e il 1874 il sacerdote comasco Serafino Balestra la riportò a un ipotetico stile originario, secondo le idee di Viollet-le-Duc, rifacendo le parti perdute. Dal 1867 lo stesso Balestra promosse anche i restauri di San Fedele, con l'idea di un edificio più ideale che reale; e quando, dal 1914, se ne rifece la facciata, il portale fu ricostruito in serpentino verde, un materiale del tutto estraneo alla chiesa. L'aspetto attuale delle chiese romaniche e il racconto dei maestri comacini nascono quindi, in buona parte, nello stesso secolo: nel 1893 Giuseppe Merzario pubblicò a Milano I maestri comacini. Storia artistica di mille duecento anni.

In fondo al lago
A Gravedona, Santa Maria del Tiglio sorge sopra un battistero del V-VI secolo: negli scavi del 1953 sono tornati alla luce un pavimento a mosaico e una vasca ottagonale per il battesimo a immersione. La chiesa romanica, del XII secolo, ha pianta centrale con tre absidi, il campanile innestato nella facciata e muri a fasce di pietra chiara e scura. All'interno una galleria corre nello spessore dei muri; a che cosa servisse non è del tutto chiaro. A Piona, sulla penisola di Olgiasca, il chiostro ha invece una data e un nome: due lapidi ricordano che lo fece costruire a sue spese Bonaccorso de Canova da Gravedona, priore nel 1252, e che fu finito nel 1257. I capitelli hanno foglie a uncino, aquile ad ali spiegate e piccole teste dai lineamenti precisi. Dei costruttori, invece, non si sa nulla: è plausibile che fossero maestranze locali, con richiami a modelli borgognoni.
Borgogna e Reno tornano spesso. I maestri del lago emigrarono presto, in gruppi o da soli, verso la Borgogna, la Svizzera e la valle del Reno, e le idee viaggiavano in tutte e due le direzioni: a Piona si riconoscono richiami borgognoni, a Sant'Abbondio una soluzione renana. Nelle guide, comacino è diventato quasi un sinonimo di romanico del lago. Eppure di quasi nessuna di queste chiese si conosce il costruttore: se ne conoscono i vescovi, i monaci e i priori che le vollero, le date di consacrazione e le pietre usate, dal sasso di Moltrasio al marmo di Musso.
Dopo di loro, la valle degli artisti
Dal Trecento il nome di comacini lascia il posto a quello di maestri campionesi, da Campione sul lago di Lugano, che ne raccolsero l'eredità. La regione dei laghi continuò a mandare artisti in tutta Europa: Leone Leoni da Menaggio, Pellegrino Tibaldi, nato in Valsolda nel 1527, Carlo Maderno e Francesco Borromini, nato a Bissone. La Val d'Intelvi ha una storia sua. Nell'alto medioevo la valle si chiamava Antelamus, e da lì prendevano il nome i magistri antelami, documentati negli atti dei notai di Genova dal 1157. Poi vennero gli artisti della valle, intere famiglie di scultori, pittori e stuccatori: da Ercole Ferrata, collaboratore di Gian Lorenzo Bernini, a Giulio Quaglio di Laino e al suo allievo Carlo Innocenzo Carloni di Scaria, che dipinsero insieme nella cattedrale di Lubiana; il Carloni lavorò anche nei palazzi di Vienna. A Cerano il Museo dello stucco e della scagliola intelvese, istituito nel 1989, conserva fra l'altro una tela moderna di A. Nastasio che mette in scena la leggenda: I Maestri comacini costruiscono una Cattedrale in Europa.
A Scaria, il paese dei Carloni, il Museo d'arte sacra fu fondato con un decreto vescovile del 3 maggio 1966, per iniziativa del parroco Fernando Cavadini, che diede vita anche all'Associazione culturale Magistri Intelvesi. Rinnovato nel 2015, ha sezioni dedicate a Ercole Ferrata e a Carlo Innocenzo Carloni e, fra le opere, una croce astile antelamica del XII secolo. Accanto c'è la chiesa di Santa Maria, che i fratelli Diego e Carlo Innocenzo Carloni rifecero per il loro paese fra il 1711 e il 1753. Poco lontano, a Ramponio, la chiesa di San Pancrazio riunisce le due epoche: conserva l'abside e il campanile di un oratorio che la tradizione data fra il 1025 e il 1050 e, nella cappella che era l'antica abside, una volta con stucchi del Settecento attribuiti a Diego Carloni.

Gli eventi storici collegati al racconto sono raccolti nella Cronologia del lago.





