Nel 1927 tre comuni della sponda occidentale del ramo di Lecco, Onno, Vassena e Limonta, si unirono e presero il nome dalla pianta che avevano in comune, l'ulivo.
Nacque così Oliveto Lario, a metà del tratto di lago fra Lecco e Bellagio che si chiama Costiera degli Ulivi. Il suo olio, come quello di molti altri paesi del lago, è tutelato dalla denominazione di origine protetta Laghi Lombardi, con la menzione Lario.
Il paese si allunga sulla strada litoranea fra Lecco e Bellagio, quasi esattamente a metà della Costiera. L'olivicoltura occupa i terrazzamenti della costa. L'ulivo arrivò qui in epoca romana e vi prospera grazie al clima mite e al terreno morenico; è coltivato sui terrazzamenti che danno a questo ramo del lago il suo carattere. In dialetto lecchese il paese si chiama Ulivee.
L'olio per le lampade di Sant'Ambrogio
La frazione più a nord, Limonta, è la più antica, e la sua storia spiega il resto. Nell'835 l'imperatore Lotario donò queste terre al monastero di Sant'Ambrogio di Milano, che le tenne per più di nove secoli, fino all'arrivo dei francesi. Dall'epoca carolingia, nelle lampade sulla tomba del patrono di Milano ardeva l'olio prodotto quassù. Il nome di Costiera degli Ulivi è rimasto, anche se oggi gli ulivi sono meno di un tempo. Il santuario della Madonna del Moletto, voluto dal monaco cistercense Roberto Rusca, fu costruito fra il 1606 e il 1624 sulla roccia sopra il lago.
Le radici sono ancora più antiche. Nelle zone dei laghi lombardi restano frantoi di epoca romana, e nel 1882 l'inchiesta agraria Jacini descriveva l'olivicoltura della regione: dove si prendevano le piantine, quali varietà si preferivano, come si raccoglievano e si conservavano le olive fino alla consegna al «fabbricatore», l'uomo del frantoio. È una coltura che resiste in condizioni di clima, di suolo e di pendenza difficili.
Che cosa dice il disciplinare
La denominazione di origine protetta Laghi Lombardi esiste dal regolamento europeo del 24 novembre 1997, e il disciplinare fu pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 7 ottobre 1998. Il nome va sempre accompagnato da una di due menzioni: Sebino, per il lago d'Iseo, oppure Lario. L'olio con la menzione Lario deve venire per almeno l'ottanta per cento da tre varietà, Frantoio, Casaliva e Leccino, da sole o insieme, e per il resto da altre varietà presenti negli oliveti. La zona di produzione è definita da un elenco di comuni: quarantacinque nel testo del 1998, trentatré in provincia di Como e dodici in quella di Lecco, da Sorico e Gera Lario, all'estremità nord del lago, fino a Moltrasio, da Colico a Malgrate e Galbiate, con Oliveto Lario in mezzo, e perfino Porlezza e la Valsolda, sul lago di Lugano. Non ci sono i due capoluoghi, Como e Lecco, né Cernobbio, né i paesi della sponda orientale del ramo di Como, da Blevio a Lezzeno.
Le regole sono poche e concrete. Le olive si raccolgono direttamente dalla pianta, a mano o con mezzi meccanici, entro il 15 gennaio; si frangono entro tre giorni dalla raccolta, e per estrarre l'olio sono ammessi solo processi meccanici e fisici. Quando arriva in commercio, l'olio del Lario deve avere un colore fra il verde e il giallo, un odore di fruttato leggero e un sapore fruttato leggero, con un eventuale lieve amaro e piccante, e rispettare un limite massimo di acidità inferiore a quello del Sebino. L'etichetta deve portare l'anno della raccolta, la bottiglia o la latta non può superare i cinque litri, e accanto al nome è vietato qualsiasi aggettivo non previsto, compresi «fine», «scelto», «selezionato» e «superiore».
L'etichetta deve dire l'anno della raccolta, e non può dire «superiore».
Il disciplinare fissa il limite al 15 gennaio, ma in genere le olive si raccolgono entro novembre. Il carattere dell'olio dipende dalla zona e dall'annata, ma di solito ha una bassa acidità, un gusto dolce con note di mandorla, profumi erbacei e un leggero amaro e piccante. Per tutelare la denominazione, il 30 luglio 1999 è nato un consorzio volontario senza scopo di lucro per la tutela e la valorizzazione dell'olio DOP Laghi Lombardi Sebino-Lario.
La Tremezzina, «zoca de l'oli»
Sull'altra sponda, oltre la punta di Bellagio, il disciplinare del 1998 elenca Tremezzo, Mezzegra, Lenno e Ossuccio, riuniti dal 2014 nel comune di Tremezzina. Comprende anche i territori dei comuni distinti di Griante e Menaggio. L'area di Ossuccio è nota con il nome dialettale «zoca de l'oli», conca dell'olio. Gli ulivi crescono anche intorno alle quattordici cappelle che salgono al santuario del Sacro Monte, parte del patrimonio UNESCO.

Camminarci in mezzo
La Costiera si può percorrere a piedi sul Sentiero degli Olivi, una rete di percorsi su tutta la costa del comune, fra pareti verticali e grotte calcaree, terrazzamenti coltivati, pascoli e boschi di castagni, noccioli, carpini e querce. Da Onno si sale verso la Madonnina, con tratti ripidi da percorrere con attenzione; da Vassena i sentieri entrano nel Triangolo Lariano; da Limonta si sale a Civenna e a Guello per pendii di boschi, uliveti e frutteti, e le vecchie mulattiere collegano fra loro le tre frazioni. L'autunno è la stagione della raccolta, che di solito si conclude entro novembre.

Gli eventi storici collegati al racconto sono raccolti nella Cronologia del lago.





