Nell'Ottocento il lago di Como fu il luogo di riposo e di lavoro di molti protagonisti dell'opera e della musica: cantanti e ballerine, e compositori come Bellini, Rossini, Liszt e Verdi.
Le loro storie sono legate a una serie di ville, quasi tutte private, da Blevio a Loveno sopra Menaggio.
Soprattutto nell'Ottocento molti artisti, e nel mondo della musica compositori, cantanti e ballerine, trovarono sul lago nuove energie e mecenati che aprivano loro le ville, e parecchi finirono per abitarci. Le ragioni erano pratiche: Milano era vicina, e i suoi grandi teatri scandivano i tempi del lavoro e del riposo; sul lago c'erano i salotti, mondani e colti; e c'era quello che in città mancava, la riservatezza. Le tappe sono sette, da Blevio a Loveno sopra Menaggio, e quasi tutte si guardano soltanto dall'acqua o dalla strada.
Blevio, la villa che somigliava alla Scala
La prima tappa è a Blevio, sulla sponda orientale del primo bacino. Qui Giuditta Pasta, cresciuta a Como e partita per Milano nel 1811 a studiare canto, comprò villa Roda appena poté permetterselo, e fra il 1827 e il 1829 la fece rifare dallo zio, l'architetto Filippo Ferranti. Era un complesso di tre case, la villa e due dépendance per gli ospiti, legate da viali in un parco; la villa aveva un portico con loggia, e le cronache del tempo dicevano che somigliava alla Scala, perché lei voleva che i luoghi del riposo somigliassero a quelli della gloria. Nel parco fece costruire il grottino delle muse, con i busti di altre cantanti, fra cui la rivale Maria Malibran. Per lei Bellini scrisse la parte della protagonista nella Sonnambula.
Bellini frequentò a lungo la villa. Gaetano Donizetti vi lavorò ad Anna Bolena nel 1830. Di quel luogo resta poco: nel 1904 la villa padronale fu demolita e al suo posto sorse villa Roccabruna, degli industriali torinesi Wild, su progetto di Carlo Formenti. Arrivando dal lago, però, si riconoscono ancora il sito, una parte del parco e una delle due dépendance, rimasta intatta. Giuditta Pasta morì a Blevio nel 1865 ed è sepolta nel piccolo cimitero del paese.
Sulla riva di Blevio c'è anche la villa della ballerina Maria Taglioni. Figlia di una dinastia di danzatori, studiò a Parigi e poi con il padre Filippo, ballerino e coreografo, che con allenamenti durissimi la portò sui palcoscenici più famosi, da Parigi a San Pietroburgo. Nella seconda metà dell'Ottocento si ritirò qui, dove i salotti le garantivano una vita sociale vivace, in una casa famosa già dal 1769, quando aveva dato riparo all'imperatore Giuseppe II sorpreso da una tempesta sul lago. La storia ha un seguito: la figlia della ballerina sposò il principe Aleksander Vasily Troubetzkoy, che dopo sei anni di lavori forzati in Siberia si stabilì sul Lario e a metà Ottocento si fece costruire a Blevio uno chalet dai tetti ripidissimi.
Moltrasio, l'altra sponda
Sulla riva opposta, a Moltrasio, c'è Villa Passalacqua, che si vede già dal lago con il suo parco a terrazze. Vincenzo Bellini, arrivato a Milano nel 1827 in cerca di committenti, frequentava i salotti della città, e lì conobbe i Passalacqua e ritrovò Giuditta Cantù, moglie di Ferdinando Turina: cominciò una relazione che continuò sul lago. Nel 1829 i Cantù e i Turina presero in affitto la vicina villa Salterio, una casa affacciata sull'acqua e riparata da un grande giardino, e qui Giuditta passò lunghi soggiorni, lontano dagli sguardi. Erano gli anni in cui Bellini scriveva le arie più celebri della Straniera e della Sonnambula, e la sua interprete preferita, Giuditta Pasta, abitava di fronte, a Blevio. Sulla facciata della villa una lapide lo ricorda ancora.
Qui scrisse la Straniera, e da qui trasse le estasianti melodie della Sonnambula.
La lapide sulla facciata di Villa Salterio, a Moltrasio
La storia finì male. Intorno al 1833 il rapporto si andò spegnendo per le lunghe assenze del maestro, sempre in viaggio per le grandi città d'Europa con la Pasta; il marito scoprì la relazione, Giuditta fu ripudiata, e Bellini lasciò il lago e dal 1834 si stabilì a Parigi. Morì l'anno dopo. Moltrasio lo ricorda con un monumento dello scultore del paese Massimo Clerici, inaugurato nel 1997 poco oltre la villa: in un lungo rilievo di pietra chiara il compositore siede con le mani sulla tastiera, e un drappo gli si gonfia alle spalle. Secondo una tradizione locale, la cascata del Pizzallo, nella valle dei Molini, avrebbe ispirato la Sonnambula.
Una leggenda smontata, un soggiorno vero
A Torno, alla Pliniana, c'è invece una leggenda che le date smentiscono. Gioachino Rossini venne più volte sul lago, ospite della Pasta a Blevio e dei Belgioioso a Villa Pliniana, e la tradizione vuole che alla Pliniana abbia scritto il Tancredi in tre giorni. Ma il Tancredi è del 1813, e le date non tornano. È molto più probabile che sul lago Rossini abbia rimesso mano all'opera su richiesta della Pasta, che la cantava ma non era soddisfatta del finale.
A Bellagio, invece, il soggiorno c'è stato davvero. Nel 1837 Franz Liszt arrivò con Marie d'Agoult e alloggiò all'albergo Genazzini, in incognito finché l'editore Ricordi, in cerca di pubblicità, non rivelò che era lì. Furono giorni di calma: scrisse i dodici Grandi studi per pianoforte e Impressions et poésies, la prima parte dell'Album d'un voyageur, e nella lettera sul lago di Como pubblicata dalla Revue et Gazette musicale de Paris il 22 luglio 1838 consigliava a chi volesse scrivere la storia di due amanti felici di ambientarla su queste rive. Andava spesso a Villa Melzi, a camminare nel viale dei platani e a leggere la Divina Commedia accanto al gruppo di Dante e Beatrice di Gian Battista Comolli. La vigilia di Natale del 1837, a Como, all'Albergo dell'Angelo, nacque sua figlia Cosima, che avrebbe sposato Wagner.

Cadenabbia, la villa dell'editore
Sull'altra sponda, al margine di Cadenabbia, sorge Villa Margherita, costruita nel 1853 per l'editore Ricordi. Verdi vi fu spesso ospite dell'amico editore, e secondo la tradizione vi compose parte delle arie della Traviata. Memorie dell'epoca ricordano serate in cui chi passava vicino alla villa, sotto la luna, sentiva Verdi suonare la spinetta davanti al lago. La frequentò anche Amilcare Ponchielli, che qui cominciò il lungo e travagliato lavoro sui Lituani, commissionati da Ricordi e accolti con successo alla Scala nel 1874, e fra gli ospiti ci fu Anton Rubinstein, compositore, direttore d'orchestra e fondatore del Conservatorio di San Pietroburgo.
La villa è privata, ma dal lago e dalla strada si riconosce: la scritta Margherita sul frontone, l'orologio, le due statue sul cornicione, forse la Musica e la Poesia, ultime di una serie andata perduta, e la grande sala a emiciclo verso il giardino, dove un tempo si tenevano piccoli concerti.
Loveno, il violoncello di Braga
L'ultima tappa lascia la riva e sale verso la valle che porta al lago di Lugano, fino a Villa Mylius Vigoni, a Loveno sopra Menaggio. Fra i molti ospiti dell'Ottocento ci furono la pianista Clara Schumann e il violoncellista e compositore abruzzese Gaetano Braga, che i critici del 1874 chiamarono «il re dei violoncellisti», autore di una Leggenda valacca che Čechov cita in un suo racconto. Braga passava volentieri lunghi periodi sul lago, dai Venini a Varenna e dai Vigoni a Menaggio, e nel parco c'è ancora la panchina di pietra dove era solito comporre, con un'iscrizione che lo ricorda. Antonio Fogazzaro gli dedicò un racconto, Il fiasco del maestro Chieco, e Giovanni Boldini lo ritrasse a Parigi nel 1889: il ritratto è esposto nelle sale della villa aperte al pubblico.

Gli eventi storici collegati al racconto sono raccolti nella Cronologia del lago.





