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I maglioni rossi della Grignetta

Redazione LagodiComo.it6 minuti di lettura

Sopra Lecco una montagna di torri e di guglie è stata per un secolo la scuola dei suoi alpinisti: da lì Riccardo Cassin partì per le grandi pareti delle Alpi, e nel 1946 un gruppo di ragazzi fondò i Ragni della Grignetta, con il maglione rosso e il ragno a sette zampe.

La Grignetta nella luce calda della sera: una cresta di torri e guglie di calcare chiaro, fitte come canne d'organo, sale da sinistra fino alla vetta, con qualche bava di nuvola fra le rocce; sotto, pendii d'erba e boschi, e in primo piano le chiome scure degli alberi e il tetto di una casa, sotto un cielo azzurro.Gb89.2 · CC BY-SA 4.0

La Grignetta, o Grigna meridionale, si alza sopra Lecco e Mandello con le sue torri, i suoi monoliti e le sue guglie di calcare.

Su queste rocce si sono formate generazioni di alpinisti lecchesi: Riccardo Cassin, che da qui partì per le grandi pareti delle Alpi e poi per le spedizioni nel mondo, e i Ragni della Grignetta, il gruppo nato nel 1946 e riconoscibile dal maglione rosso. A Lecco la loro storia è raccontata nel Museo dell'alpinismo lecchese, al Palazzo delle Paure.

Sulla Grignetta si contano più di venti strutture rocciose con un nome proprio, quasi tutte sopra i millecinquecento metri: il Sigaro Dones, i tre Torrioni Magnaghi, il Fungo, la Lancia, la Guglia Angelina, l'Ago Teresita, la Torre Cecilia, il Torrione del Cinquantenario. La montagna attira scalatori in ogni stagione, ed è stata la palestra di Emilio Comici, Riccardo Cassin e Walter Bonatti, che vi aprirono vie diventate classiche. La roccia è calcare, e i fossili che contiene ne rivelano l'origine marina. Anche Leonardo da Vinci aveva osservato queste guglie, molto prima degli alpinisti: la Torre Cecilia e il Torrione del Cinquantenario compaiono in un suo foglio del Codice di Windsor, disegnato fra il 1505 e il 1510. Il punto di partenza è l'altopiano dei Piani Resinelli, dove i primi rifugi arrivarono nel 1899 e nel 1911 e la strada carrozzabile soltanto il 7 ottobre 1936: prima si saliva per una mulattiera.

Il tempo del sesto grado

Riccardo Cassin era nato nel 1909 a San Vito al Tagliamento, in Friuli; il padre, emigrato in Canada, era morto nel 1913 in un incidente in una cava. Nel 1926 si trasferì a Lecco per lavoro. D'inverno sciava, e praticò il pugilato fino al 1929, quando cominciò ad arrampicare sulle guglie delle Grigne. L'elenco delle sue prime salite comincia qui: nel 1931 la via Mary sulla parete est della Guglia Angelina, con Mary Varale; lo spigolo nord del Sigaro Dones, una via che dedicò al padre Valentino; la parete sud-est della Corna di Medale, sopra la città, con Mario Dell'Oro; nel 1933 la parete ovest dello Zuccone dei Campelli con Emilio Comici. Da questa scuola Cassin passò alle Dolomiti e alle Alpi occidentali, negli anni del sesto grado, allora il limite più alto della scala delle difficoltà: nel 1935 la parete nord della Cima Ovest di Lavaredo con Vittorio Ratti; nel 1937 la parete nord-est del Pizzo Badile, in tre giorni di maltempo, insieme ai comaschi Mario Molteni e Giuseppe Valsecchi, che morirono di sfinimento durante la discesa; fra il 4 e il 6 agosto 1938, con Ugo Tizzoni e Gino Esposito, lo sperone Walker delle Grandes Jorasses, nel massiccio del Monte Bianco. Cassin non c'era mai stato e ne aveva visto la parete soltanto in cartolina.

Nella prima di quelle vie c'era anche una donna. Mary Varale, nata a Marsiglia nel 1895, cominciò ad arrampicare nel 1924 e fra gli anni Venti e Trenta salì duecentodiciassette cime, da prima e da seconda di cordata e da sola. Considerava Comici il suo maestro, ed è ricordata come una pioniera dell'alpinismo femminile italiano. In Grigna, oltre alla via con Cassin, salì per prima nel 1932 la parete ovest della Guglia Angelina e nel 1933 la parete sud-est della Torre. Nel 1935 si dimise per protesta dal Club alpino italiano, che aveva negato la medaglia al valore atletico ad Alvise Andrich, suo compagno di cordata in una difficile salita al Cimon della Pala. Cassin la definì «un'eccezionale scalatrice».

Il Campaniletto del Rifugio, una guglia della Grignetta, all'ora blu: una lama di calcare grigio segnata da fessure si alza a sinistra contro il cielo, con un piccolo segno in cima; a destra, giù in fondo, le luci di una città accanto a uno specchio d'acqua, altre luci sparse nella pianura e le sagome scure dei monti.
Il Campaniletto del Rifugio (1780 metri), una delle guglie della Grignetta, nell'ultima luce della sera.Giorgio Galeotti · CC BY 4.0

Il ragno a sette zampe

Il gruppo nacque nel 1946. Lo fondarono Giulio e Nino Bartesaghi, Franco Spreafico, Emilio Ratti e Gigino Amati, e poco dopo si unì a loro Gigi Vitali, che Tita Piaz aveva soprannominato il Ragno per l'eleganza con cui arrampicava. Volevano raggiungere e superare i «vecchi», i grandi dell'alpinismo lecchese di allora, Cassin e Mario Dell'Oro detto Boga, che col tempo entrarono anch'essi nel gruppo. I Ragni della Grignetta, o Ragni di Lecco, fanno capo alla sezione di Lecco del Club alpino italiano, e li si riconosce dal maglione rosso con il ragno a sette zampe sulla manica sinistra.

Quello dei ragni è un maglione a volte pesante da portare.

Gruppo Ragni della Grignetta, «Il gruppo»

Dopo le prime vie nuove in Grignetta, i Ragni cominciarono a ripetere le grandi salite dei vecchi: nel 1949 Carlo Mauri e Luigi Castagna salirono la via Cassin al Badile, la prima ripetizione italiana e la terza salita in assoluto. Poi vennero le spedizioni. Nel 1958 Cassin guidò quella del Club alpino al Gasherbrum IV, nel Karakorum, e in vetta arrivarono Walter Bonatti e Mauri; nel 1961 portò cinque giovani, Luigino Airoldi, Gigi Alippi, Jack Canali, Romano Perego e Annibale Zucchi, sulla parete sud del McKinley, in Alaska, ancora inviolata: arrivarono tutti in cima, e la spedizione ricevette un telegramma di congratulazioni dal presidente Kennedy. Il Cerro Torre, in Patagonia, respinse i Ragni nel 1970; nel 1974 una spedizione guidata da Casimiro Ferrari lo salì per la parete ovest, e il 14 gennaio arrivarono in cima Ferrari e Mario Conti, poi Pino Negri e Daniele Chiappa. La comunità alpinistica internazionale la riconosce come la prima salita della montagna. Ferrari era nato a Lecco nel 1940, aveva cominciato a lavorare giovanissimo come operaio trafiliere ed era entrato nei Ragni a diciotto anni.

Il Cerro Torre, un'alta guglia di roccia grigia con la cima coperta di ghiaccio, accanto ad altre torri di roccia più basse, sopra un ghiacciaio e sotto un cielo azzurro con qualche nuvola.
Il Cerro Torre, in Patagonia. Il 14 gennaio 1974 una spedizione dei Ragni guidata da Casimiro Ferrari ne raggiunse la cima.Alex Proimos · CC BY 2.0

La città sotto la montagna

A Lecco questa storia ha un museo. Al terzo piano del Palazzo delle Paure, sul lungolago, il Museo dell'alpinismo lecchese, che fa parte dei musei civici, spiega perché questa tradizione sia nata e cresciuta proprio qui, nel legame con la società, l'economia e l'ambiente del territorio. Ha una parte multimediale e un percorso di oggetti donati al CAI di Lecco dagli alpinisti o dalle loro famiglie, con un'attenzione particolare all'evoluzione delle attrezzature. Anche le attrezzature hanno un capitolo lecchese: dal 1947 Cassin cominciò a produrre chiodi da roccia, poi martelli, piccozze, moschettoni e giacche di piumino per le spedizioni. Ai Piani Resinelli, sotto la Grignetta, fra il Seicento e l'Ottocento si estraevano piombo, zinco e calamina per la nascente industria metallurgica della città; a Villa Gerosa Crotta, nel Parco Valentino, un centro visitatori racconta in sei sale, fra l'altro, la storia alpinistica delle Grigne.

Cassin morì il 6 agosto 2009, a cent'anni, nella sua casa ai Piani Resinelli, ai piedi delle Grigne; nel 1987, a settantotto anni, era tornato in cima al Badile per la via aperta mezzo secolo prima. Per il suo centenario la città di Lecco gli consegnò una medaglia d'oro e inaugurò davanti al municipio, in piazza Diaz, il monumento detto dei cento fili; dal 2022 un piazzale porta il suo nome. I Ragni, intanto, hanno continuato ad aprire vie, dalla Patagonia al Karakorum, dalla Groenlandia alla Terra di Baffin, anche in arrampicata libera sulle grandi pareti. Il gruppo ha una scuola nazionale di alpinismo e una palestra d'arrampicata in città, e raccoglie le relazioni delle vie aperte dai suoi membri. E sopra la città restano le guglie: il Sigaro, il Fungo, la Lancia, l'Angelina.

Gli eventi storici collegati al racconto sono raccolti nella Cronologia del lago.

I luoghi del racconto

  • Maurizio Moro5153 · CC BY-SA 4.0
  • Ottantafame · CC BY-SA 4.0

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Lecco all'imbrunire, vista dal lago: le luci della riva, il campanile di San Nicolò e le montagne alle spalle.

Maurizio Moro5153 · CC BY-SA 4.0