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Leonardo sul Lario

Redazione LagodiComo.it7 minuti di lettura

Una fonte che cresce e cala ogni sei ore, un fiume che cade a piombo nel lago, una buca sotto la montagna di Mandello dove c'è sempre ghiaccio: Leonardo da Vinci annotò il lago e le sue valli in poche righe del Codice Atlantico e del Codice Leicester. Che cosa scrisse davvero, e che cosa gli è stato attribuito in seguito.

Le Grigne viste da ovest in una giornata limpida: due grandi massicci di roccia calcarea chiara e nuda, con qualche chiazza di neve, uniti da una cresta frastagliata sotto il cielo azzurro; più in basso pendii coperti di boschi solcati da canaloni e pareti, una valle profonda fra i due massicci e, ai piedi, i tetti rossi di qualche paese; in primo piano a destra le fronde di un albero.Alfio66 · CC BY-SA 3.0

Leonardo da Vinci lavorò a lungo a Milano, e il lago compare nei suoi quaderni in note brevi, più vicine a una guida di viaggio che a un trattato.

Elencano valli, fiumi, cascate e miniere, annotano di quanto un lago sta più in alto di un altro e indicano il mese migliore per partire. Leonardo dice di rado di aver visto questi luoghi con i propri occhi, e molto di ciò che gli si attribuisce sul lago nei codici non c'è.

«Ed io per me n'ho veduto una»: è una delle rare volte in cui Leonardo dice di essere stato di persona sul lago. La frase è nel Codice Leicester, al foglio 11 verso. In molti luoghi, scrive, ci sono vene d'acqua che crescono per sei ore e calano per sei ore; lui ne ha vista una sul lago di Como, detta fonte Priniana, che quando versa fa girare diversi mulini e quando manca cala tanto che sembra di guardare l'acqua in fondo a un pozzo profondo. È la fonte di Torno che Plinio il Giovane aveva descritto in una lettera. Nel 1573 passò al conte Giovanni Anguissola, governatore di Como, che le costruì intorno la sua villa. Il Codice Leicester è un quaderno di trentasei fogli scritto fra il 1506 e il 1510, ed è l'unico codice di Leonardo di proprietà privata. La Pliniana compare anche nel Codice Atlantico, in un elenco di luoghi, ma lì Leonardo non parla in prima persona.

Un elenco di luoghi

Il Codice Atlantico è la grande raccolta di disegni e scritti di Leonardo conservata alla Biblioteca Ambrosiana di Milano. Le note sul lago stanno quasi tutte su un solo foglio, databile al 1490, che porta il numero 214 nella vecchia numerazione e il 573 in quella attuale. Sul recto compaiono Como, il lago di Como, Bellagio, la Mera, la Valsassina, l'Adda, la «Voltolina», cioè la Valtellina, Bormio e la «Lamagna», la Germania, insieme al nome di un uomo, Ambrogio Fereri. Sul verso si leggono Chiavenna, Bellinzona, la Priniana, Mandello, la Grigna, Introbbio, Introzzo, Vimogno e Pra' Santo Petro. Sono appunti in forma di itinerario, forse informazioni raccolte da altri in vista di un viaggio. C'è perfino un consiglio pratico: queste gite, scrive Leonardo, vanno fatte nel mese di maggio.

Dalla valle di Chiavenna alla Valsassina

L'elenco comincia dall'alto. Sopra il lago, verso la Germania, c'è la valle di Chiavenna, dove la Mera entra nel lago: montagne sterili e altissime, con grandi rocce, uccelli acquatici, abeti, larici e pini, cervi, capre selvatiche, camosci e «terribili orsi». Sono montagne che non si salgono senza aiutarsi con le mani e con i piedi, e d'inverno i contadini vanno sulla neve con grandi lacci per far precipitare gli orsi dalle rocce. Lungo il fiume ci sono buone osterie di miglio in miglio, cascate alte quattrocento braccia, belle da vedere, e molto legname che scende a valle. La Valsassina è quasi uguale per forma e natura, con molto «mappello», una parola dal significato incerto, e grandi frane e cadute d'acqua. Dalla valle di Introzzo, piena di abeti, pini e larici, Ambrogio Fereri fa scendere il suo legname. In cima alla Valtellina ci sono le montagne di Bormio, terribili e sempre coperte di neve. La Valtellina stessa è una valle chiusa da monti alti e terribili, con vini potenti e tanto bestiame che, dicono gli abitanti, vi nasce più latte che vino.

Il Fiumelatte, la Pliniana e Nesso

Poi l'elenco scende sul lago. Di fronte al castello di Bellagio, scrive Leonardo, «è il Fiumelaccio, il quale cade da alto più che braccia 100 dalla vena donde nasce, a piombo sul lago, con inistimabile strepitio e romore»: è il Fiumelatte. La nota aggiunge che la vena versa solo in agosto e settembre. In realtà il Fiumelatte scorre di solito da marzo a ottobre: è lo sbocco di un sistema carsico che comincia nel Moncodeno, sul versante nord del Grignone, come ha dimostrato nel 1992 un colorante versato nelle grotte della montagna. Sul verso del foglio dell'elenco la Pliniana torna in una sola riga: «Sopra Como 8 miglia è la Priniana, la quale cresce e decresce ogni 6 ore; e il suo crescere fa acqua per 2 mulina e n'avanza, il suo calare fa asciugare le fonti». Due miglia più su, continua la nota, c'è Nesso, dove un fiume cade con grande violenza in una vasta fenditura della montagna: è l'orrido di Nesso.

Il Fiumelatte fra le case della frazione di Varenna che porta il suo nome: l'acqua, bianca di schiuma, scende a salti fra massi coperti di muschio, passa sotto una passerella con la ringhiera e, più in alto, sotto un ponte di pietra ad arco; ai lati muri intonacati, una scala esterna con il corrimano, un glicine fiorito su una casa gialla dalle persiane verdi e, su una casa rosa, un cartello giallo con la scritta «Fiumelatte».
Il Fiumelatte nella frazione di Varenna che porta il suo nome, in una foto di aprile. Leonardo scrisse che scorreva solo in agosto e settembre; di solito è attivo da marzo a ottobre.Manzosaba · CC BY-SA 4.0

La montagna di Mandello

Le rocce nude più grandi di queste parti, continua l'elenco, sono le montagne di Mandello, vicine a quelle di Lecco, quelle di Gravedona verso Bellinzona e quelle della valle di Chiavenna; ma la più grande è quella di Mandello, «la quale à nella sua basa una busa di verso il lago, la quale va sotto 200 scalini e qui d'ogni tempo è ghiaccio e vento». Di solito quella buca è identificata con la ghiacciaia del Moncodeno, sul Grignone, nel territorio di Esino Lario: una grotta che conserva il ghiaccio anche in piena estate. Si racconta che Leonardo l'abbia visitata, ma la nota non dice dove sia la buca né se lui ci sia sceso. Poche righe dopo c'è la Valsassina: fra Vimogno e Introbbio, a destra per chi arriva dalla strada di Lecco, la Troggia cade da un sasso altissimo e, cadendo, va sottoterra, e lì il fiume finisce. Tre miglia più in là ci sono gli edifici delle miniere di rame e d'argento vicino a Pra' Santo Pietro, oggi frazione di Cortenova, e poi miniere di ferro e cose curiose. L'elenco si chiude con la Grigna.

La Grigna è la più alta montagna ch'abbi né questi paesi, ed è pelata.

Leonardo da Vinci, Codice Atlantico, foglio 214 verso

Il lago di Lecco e l'Adda

Altri fogli guardano a sud. Su uno non datato, il 740, compaiono i laghi di Annone, di Pusiano, di Sala e di Segrino, il lago di Lecco, l'Adda e Trezzo. Leonardo vi annota che la superficie del lago di Annone sta ventidue braccia più in alto di quella del lago di Lecco, e quella del lago di Pusiano altre venti braccia più su. Sul foglio 388, del 1508, ci sono l'Adda e Brivio. Ludovico il Moro incaricò Leonardo di studiare il corso del fiume fra Paderno e Trezzo per renderlo navigabile, e molti suoi disegni riguardano il collegamento fra il Lario e Milano, con una diga che avrebbe alzato l'acqua ai Tre Corni fino al livello del lago di Brivio. Accanto allo schizzo di un canale da Brivio c'è una scritta di sua mano: «Lagho di Lecho ringorgato alli 3 corni in Adda», cioè il lago di Lecco fatto risalire fino ai Tre Corni. Opere così grandi non furono nemmeno tentate.

Un disegno a inchiostro bruno su carta chiara: un fiume in primo piano con una barca, a sinistra una collina con case e mura, al centro un edificio accanto a un ponte ad arco e alberi lungo le rive.
Una veduta della valle dell'Adda disegnata da Leonardo intorno al 1511-1513, conservata nella Royal Collection britannica. Leonardo studiò il corso del fiume per renderlo navigabile.Leonardo da Vinci · Public domain

Quello che i codici non dicono

Intorno a queste righe sono nate molte altre storie. C'è chi riconosce il lago e le Grigne negli sfondi della Gioconda e della Vergine delle rocce e il campanile di una chiesa sopra Olcio nelle finestre dell'Ultima Cena, e si raccontano lunghi soggiorni di Leonardo a Bellagio e a Lierna. Sono interpretazioni di paesaggi dipinti e ricostruzioni di viaggi: negli appunti non ce n'è traccia. Esiste anche un Sentiero di Leonardo, un itinerario di circa duecentoquaranta chilometri fra i luoghi legati alla sua vita e alle sue ricerche. Parte da Milano, raggiunge Lecco lungo la Martesana e l'Adda, segue la sponda orientale del lago sul Sentiero del Viandante e arriva a San Bernardino, in Svizzera. Quello che resta certo sono gli appunti di un uomo che, a Milano, annotava dove nevica sempre, dove c'è ghiaccio d'estate, quanto cresce una fonte e in quale mese conviene partire.

Gli eventi storici collegati al racconto sono raccolti nella Cronologia del lago.

I luoghi del racconto

  • Giorgio Galeotti · CC BY 4.0
  • Daniel Case · CC BY-SA 3.0
  • Ysogo · CC BY-SA 4.0
  • Maurizio Moro5153 · CC BY-SA 4.0
  • Xavier Caré · CC BY-SA 4.0

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Le creste della Grignetta sopra Mandello del Lario.

Giorgio Galeotti · CC BY 4.0